Il vero pesto al mortaio: la tradizione a Dolcedo

Pubblicato il 23 giugno 2026

Il vero pesto al mortaio: la tradizione estiva tra gli uliveti di Dolcedo

La stagione estiva nella Riviera di Ponente porta con sé il profumo intenso del basilico fresco che cresce rigoglioso negli orti terrazzati della Val Prino. Preparare il vero pesto al mortaio non è semplicemente eseguire una ricetta, ma un rito antico che richiede pazienza, gesti precisi e la scelta rigorosa di ingredienti del territorio. Scoprire come realizzare questa salsa fredda secondo la tradizione ligure permette di portare in tavola l'essenza più autentica della nostra terra.

Il basilico estivo della Riviera: caratteristiche e scelta delle foglie

Il re indiscusso di questa preparazione è il basilico. Durante i mesi caldi, le piante beneficiano dell'esposizione prolungata al sole e della brezza marina che risale la valle. Per ottenere un pesto perfetto, la scelta della materia prima è cruciale. Non tutte le piante di basilico sono adatte: le foglie grandi, spesse e dal profumo fortemente mentolato – tipiche di alcune varietà coltivate in serra o in climi diversi – rovinerebbero l'equilibrio della salsa.

La tradizione esige foglie piccole, tenere, di forma ovale e dal colore verde chiaro. Queste foglie contengono una concentrazione ideale di oli essenziali dolci, senza quella nota di mentolo che rischia di sovrastare gli altri ingredienti. Il momento migliore per la raccolta è il mattino, quando la pianta è idratata e le foglie sono turgide. Prima dell'uso, il basilico va lavato con estrema delicatezza in acqua fredda e asciugato perfettamente su un canovaccio pulito, tamponando senza premere, per evitare di rompere le vescicole dei profumi prima del tempo.

L'olio extravergine d'oliva della Val Prino e gli altri ingredienti del territorio

Se il basilico è l'anima del pesto, l'olio extravergine d'oliva ne è il corpo. Nelle colline intorno a Dolcedo, la coltivazione dell'oliva taggiasca definisce il paesaggio e la tavola. L'olio che si ottiene in questa zona dell'entroterra imperiese è celebre per la sua delicatezza. A differenza degli oli extravergine più strutturati e piccanti del sud Italia, l'olio da olive taggiasche è fruttato leggero, tendenzialmente dolce, con un tipico sentore di mandorla. Questa sua natura discreta lo rende il legante perfetto per il pesto: avvolge gli ingredienti e ne esalta i sapori senza coprire la freschezza del basilico.

Oltre all'olio e al basilico, la ricetta tradizionale esige ingredienti di assoluta qualità:

  • L'aglio: si predilige l'aglio coltivato nell'entroterra del ponente ligure, noto per il suo aroma delicato e la sua alta digeribilità. Nel pesto se ne usa una quantità moderata per non aggredire il palato.
  • I pinoli: devono essere nazionali, di alta qualità, capaci di conferire una consistenza burrosa e un sapore dolce alla salsa.
  • I formaggi: si utilizza una miscela di Parmigiano Reggiano DOP (stagionato almeno 24 mesi) e Pecorino Sardo DOP (preferibilmente il fiore sardo). Il primo apporta dolcezza e struttura, il secondo dona una nota sapida e leggermente piccante.
  • Il sale grosso: rigorosamente marino e grosso. Oltre a salare, i cristalli di sale svolgono una funzione meccanica fondamentale durante lo sfregamento nel mortaio.

La tecnica del mortaio: perché il metallo è il nemico del basilico

Preparare il pesto con un frullatore elettrico è una tentazione comune, ma il risultato non sarà mai paragonabile a quello ottenuto con il mortaio. Le lame di metallo dei moderni elettrodomestici girano a velocità elevatissime, generando calore per attrito. Questo sbalzo termico provoca l'immediata ossidazione del basilico: le foglie anneriscono e gli oli essenziali evaporano, lasciando spazio a un sapore amaro ed erbaceo sgradevole. Inoltre, le lame tagliano le fibre della foglia anziché spremerle.

Il mortaio di marmo con il pestello in legno di bosso o di ulivo lavora invece a freddo. Il movimento corretto non consiste nel battere gli ingredienti con forza, ma nello schiacciarli e ruotarli contro le pareti curve del marmo. Questo processo di sfregamento e pressione rompe delicatamente le membrane cellulari delle foglie, liberando gli oli essenziali in modo progressivo e amalgamandoli con l'olio extravergine d'oliva e i formaggi. Il risultato è un'emulsione densa, cremosa, dal colore verde brillante e dall'aroma persistente.

Il rituale della preparazione passo dopo passo

La preparazione del pesto al mortaio segue un ordine preciso, consolidato da generazioni di cuochi liguri. Ogni ingrediente deve entrare nel mortaio al momento giusto per garantire la consistenza perfetta.

Si inizia sbucciando lo spicchio d'aglio, privandolo dell'anima interna se si desidera un sapore ancora più delicato. L'aglio viene inserito nel mortaio insieme a un pizzico di sale grosso e ai pinoli. Con il pestello si inizia a lavorare il composto con un movimento rotatorio, premendo contro le pareti fino a ridurre il tutto in una pasta bianca e omogenea.

A questo punto si aggiungono le foglie di basilico, ben asciutte, insieme a un altro po' di sale grosso. Il sale in questa fase funge da abrasivo naturale, aiutando a frantumare le foglie senza lacerarle. Il pestello deve lavorare con un movimento circolare e costante, partendo dal centro e risalendo lungo i bordi del mortaio. Si noterà subito il rilascio di un liquido verde brillante.

Una volta ridotto il basilico in poltiglia fine, è il momento di unire i formaggi grattugiati. Si aggiungono il Parmigiano Reggiano e il Pecorino Sardo, continuando a mescolare con il pestello per amalgamare le polveri alla base umida. Solo alla fine si versa a filo l'olio extravergine d'oliva della Val Prino. L'olio non deve essere pestato, ma incorporato delicatamente con movimenti rotatori del pestello o con un cucchiaio di legno, fino a ottenere una salsa fluida e perfettamente emulsionata.

Abbinamenti della tradizione estiva ligure

Il pesto è una salsa versatile che in estate trova la sua massima espressione sulla tavola ligure. Oltre al classico abbinamento con le trofie fresche o le trenette, cotte rigorosamente insieme a fagiolini novelli e dadini di patate, il pesto si presta a diverse interpretazioni tipiche della stagione calda.

Un esempio eccellente è il Minestrone Genovese. Nei mesi estivi, questo ricco piatto a base di verdure dell'orto, fagioli freschi e zucchine trombetta viene servito tiepido o addirittura a temperatura ambiente. Prima di portarlo in tavola, l'aggiunta di una generosa cucchiaiata di pesto fresco al mortaio trasforma il brodo vegetale, arricchendolo di profumo e cremosità.

Un altro accostamento estivo interessante riguarda piatti freddi come il Cundigiun (il condiglione ligure), l'insalata estiva per eccellenza preparata con pomodori cuore di bue, peperoni, cetrioli, cipolla rossa e olive taggiasche. Anche se la ricetta classica prevede solo olio, aceto e sale, molti amano accompagnare questa insalata con crostoni di pane casereccio strofinati leggermente d'aglio e conditi con un velo di pesto fresco, unendo così la freschezza delle verdure crude all'aroma intenso del basilico.

Il Consiglio di Davide: Durante le calde giornate estive in Val Prino, se raccogliete il basilico direttamente dall'orto, fatelo al mattino presto prima che il sole scaldi le foglie e ne disperda gli oli essenziali. Prima di iniziare a pestare, mettete il mortaio di marmo e il pestello in frigorifero per circa mezz'ora: il freddo eviterà che il calore generato dallo sfregamento ossidi le foglie di basilico, mantenendo il vostro pesto di un verde brillante e vivace.

Foto di Christoph Hanssen su Pexels

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